giovedì 8 novembre 2012


“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese …”

Una rassegna cinematografica, di cinque appuntamenti, sul cinema epico-cavalleresco:

Lunedì 19 novembre, ore 18, presentazione della rassegna: mediatore sarà il professor Don Cosimo Damiano Fonseca con interventi del dottor Luigi De Luca, vice presidente della Apulia Film Commission,  del professore Vito Attolini, critico teatrale e cinematografico, dell’Università “Aldo Moro” di Bari, del dott. Stefano Francia di Celle di Rai Tre e Fuoriorario e dell’attrice e archivista storica del museo Carmelo Bene Anna Di Nanni. Il tema della presentazione sarà sulla sinergia tra cinema e territorio come fonte, forma di sviluppo e promozione territoriale e turistica, infatti il film d’apertura tratta lo sbarco in terra Jonica dei turchi nell’anno 1594. 

Lunedì 19 novembre, ore 20.30 - Nostra signora dei turchi (1968) _ C. Bene

Lunedì 26 novembre, ore 20.30 - Otello (1952) _ O. Welles

Lunedì 3 dicembre, ore 20.30 - Lancillotto e Ginevra (1974) _ R. Bresson

Mercoledì 12 dicembre - Il mestiere delle armi (2001) _ E. Olmi

Lunedì 17 dicembre, ore 20.30 - Il settimo sigillo (1957) _ I. Bergman

Le proiezioni avverranno presso il Cineteatro Spadaro - Piazza Martiri del Risorgimento 10 - Massafra
Posto unico: 3€
Per gli accrediti stampa per la serata inaugurale e per ulteriori informazioni: 340.9039618

un evento in collaborazione con: Il Serraglio/Ambiente H/FIDAPA Massafra
con il patrocinio: Regione Puglia-Assessorato al Mediterraneo/ApuliaFilmCommission/Comune di Massafra-Assessorato allo Spettacolo





sabato 29 settembre 2012


Incontro con il regista Carlo Fenizi e proiezione del film "Effetto Paradosso"

venerdì 12 ottobre, ore 21, Cineteatro Spadaro


Effetto Paradosso é una fiaba pugliese. Il film girato ad Orsara di Puglia racconta la storia di Demetra, una giovane ingegnera che conduce una vita grigia e dedicata esclusivamente al lavoro, nulla sfugge al suo controllo. Chiamata dal comune di un paesino del nord della Puglia per una perizia su un terreno, deve allontanarsi per una notte. Quel viaggio in terra dauna cambierè il senso della sua vita. Demetra si trova improvvisamente catapultata in una dimensione fiabesca, fuori dal mondo; il paese si presenta come un microuniverso magico, in cui le regole sociali e i rapporti umani sono improntati su modelli alternativi. Demetra é costretta a trattenersi più del dovuto in quanto continui imprevisti non le consentono di svolgere il suo lavoro e scopre che sul terreno in questione nasce l’Ipazia, una pianta spontanea dai sorprendenti poteri benefici, unica al mondo e alla base di tutti prodotti locali. Spiazzata, confusa e turbata dalla realtà che la circonda, Demetra viene messa alla prova. Quella dimensione riesce a far crollare in lei convinzioni e certezze di un’intera esistenza e a svelare misteriose coincidenze.
Introduce la serata il giornalista Antonio Dellisanti.

Genere: Commedia
Interpreti: Julieta Marocco, Cloris Brosca, Konrad Iarussi, Alina Mancuso, Mirna Kolè, Maria Rosaria Vera, Chiara Fenizi, Felice Clima, Denisio Esposito, Francesco Ricciardi.
Diretto da: Carlo Fenizi
Scritto da: Carlo Fenizi
Sceneggiatura di: Carlo Fenizi
Locandina e illustrazioni: Esposito Bros
Produttore: Cpm Film (Pietro Maria Caria Produzioni)

un evento: Cineteatro Spadaro e Cine Circolo Pricò
in collaborazione con: Il Serraglio e Ambiente H

info: 099 880 12 00
mail: cinecircoloprico@libero.it

http://www.effettoparadossofilm.com

mercoledì 18 luglio 2012

A qualcuno piace Marilyn


A qualcuno piace Marilyn  



Il Cine Circolo Pricò, dopo la retrospettiva primaverile sul cinema francese del dopoguerra, sempre in collaborazione con il Serraglio, Cineteatro Spadaro e Ambiente H, presenta la retrospettiva sull'icona della cinematografia mondiale, Marilyn Monroe.

“A qualcuno piace Marilyn”
Questo è il nome che, riecheggiando l’indimenticato “A qualcuno piace caldo”, si è voluto dare alla breve rassegna che il Cine Circolo “Pricò”, in collaborazione con il Cine Teatro “SPADARO”, il Serraglio” e “Ambiente H”, ha organizzato in omaggio a Marilyn Monroe, in occasione del cinquantenario della sua scomparsa.
Passano i decenni e le generazioni, ma il mito di Marilyn è sempre vivo, come dimostra la grande quantità di eventi che ne stanno celebrando l'anniversario della morte.
Nata e programmata per diventare una star, un modello di bellezza e di fascino, Marilyn è stata un'icona del suo tempo perché ha rappresentato un personaggio di rottura per l'America (e il mondo) puritani del tempo, ma la sua biografia, (l'infanzia sofferta, le insicurezze, il bisogno di essere amata), la sua personalità spontanea e disinibita, e il suo ruolo nell'immaginario collettivo, l'hanno resa un'icona moderna.

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro ai fratelli più grandi”
,
ha detto di lei Pasolini in una poesia a lei dedicata, che, con poche, ma riuscitissime immagini, ben descrive il passaggio di questa irripetibile meteora.

Marilyn Monroe è stata un'ottima attrice, anche se si è mossa sempre nell'ambito di uno stesso genere, la commedia, e uno stesso ruolo. Tra i vari premi, è d’obbligo citare il David di Donatello in Italia, consegnatole da Anna Magnani: donne diverse ma anche uguali perché vere, ognuna a modo suo!

di Teresa Bosco

inizio proiezioni ore 21 - Ingresso: 3 € 
Per le ladies che si presenteranno in look anni '50, ingresso gratuito.



ore 21, Piazza d'Armi del Castello Medioevale di Massafra



31 luglio – A qualcuno piace caldo

Un film di Billy Wilder.
Con Marilyn Monroe, Tony Curtis, Jack Lemmon, George Raft, Pat O'Brien.
Commedia, b/n durata 120 min. - USA 1959

Chicago, 1929. Joe e Jerry suonano in un’orchestrina che si esibisce nella sala nascosta di un’agenzia di pompe funebri. Il proibizionismo impera e i gangster escogitano tutti gli stratagemmi per poter spacciare l’alcol. I due, sfuggiti a una retata e in cerca di una scrittura, si ritrovano ad essere testimoni del massacro della notte di San Valentino. Costretti a fuggire perché scoperti dalla gang del temibile Ghette, ai due non resta altro che travestirsi da donne per far parte di una band al femminile che sta partendo per esibirsi in Florida. Da quel momento saranno Dafne e Josephine. Non sanno che si troveranno davanti l’affascinante Sugar Kane e che entrambi ne verranno attratti. Riusciranno a conservare la loro falsa identità?



7 agosto - Quando la moglie è in vacanza

Un film di Billy Wilder.
Con Marilyn Monroe, Tom Ewell, Evelyn Keyes, Sonny Tufts, Robert Strauss.
durata 105' min. - USA 1955

E' il desiderio del settimo anno. Rimasto solo in casa (la famiglia è in villeggiatura), funzionario editoriale è messo a dura prova dalla procace e svampita vicina di casa. Resisterà la sua virtù? Commedia satirica sulle ossessioni erotiche dell'americano medio con cui Wilder traccia una feroce critica del consumismo e dei miti del mezzo secolo sulla scorta di una commedia (1952) di George Axelrod di cui mantiene l'impianto teatrale, pur facendone il film più metacinematografico della sua carriera con frequenti citazioni e rimandi parodistici ad altri film. Una delle migliori interpretazioni di M. Monroe.



14 agosto – Come sposare un milionario

Un film di Jean Negulesco.
Con Betty Grable, Marilyn Monroe, Lauren Bacall, David Wayne, Cameron Mitchell.
durata 95' min. - USA 1953

Tre ragazze, ambiziose indossatrici, vivono insieme in un appartamento di New York e fanno combutta per realizzare il grande sogno della loro vita: sposare altrettanti ricconi e assicurarsi così un futuro da favola. Ma la loro ricetta infallibile per accalappiare un giovane rampollo di buona famiglia all'ultimo momento non funzionerà.



21 agosto – Giungla d’asfalto

Un film di John Huston.
Con Marilyn Monroe, Sterling Hayden, Louis Calhern, Sam Jaffe, Jean Hagen. durata 112 min. - USA 1950

Un gruppo di gangster, su commissione di un avvocato in cattive acque, compie una rapina in una gioielleria. Qualcosa non funziona. La banda, malgrado uno dei suoi componenti resti gravemente ferito, porta a termine il colpo. Ma uno degli organizzatori, messo sotto torchio dalla polizia, finisce col confessare. L'avvocato preferirà il suicidio all'infamante arresto. Ad uno ad uno gli uomini della banda vengono catturati o uccisi. Probabilmente il miglior film di gangster mai realizzato, cinematograficamente perfetto. Una visione livida e lucida di una comunità di emarginati, che ha un suo codice e che accetta la propria esistenza senza illusioni.
fonte: mymovies



28 agosto – Gli spostati

Un film di John Huston.
Con Clark Gable, Marilyn Monroe, Montgomery Clift, Thelma Ritter
durata 124' min. - USA 1961

A Reno (Nevada) per divorziare, Roslyn, vulnerabile showgirl di Chicago, fa amicizia con un anziano cowboy part-time, un meccanico e pilota di aereo, un cowboy da rodeo che, scandalizzando la sua sensibilità, vanno a caccia di cavalli selvaggi da vendere a peso per farne carne in scatola per cani. Lei s'innamora, ricambiata, del primo dei tre. Unica sceneggiatura scritta dal commediografo Arthur Miller. È una trenodia sulla fine dei cavalli nell'America che cambia, un ritratto indiretto di M. Monroe, la storia di una piccola comunità di sbandati che s'illudono di essere dei ribelli senza padrone, un'analisi del malessere nella società nordamericana. Ultimo film di Gable che morì il giorno dopo la fine delle riprese e di M. Monroe che, calandosi in un personaggio scrittole su misura, dà una prova del suo potenziale talento drammatico.
Fonte: mymovies



info: 338.2528601
info@associazioneilserraglio.it

evento fb: https://www.facebook.com/events/270516179728377/

martedì 13 marzo 2012

Pane / Piazza delle Camelie - incontro con il regista Tonino De Bernardi

Pane \ Piazza delle Camelie (2008)

A Gorgiti, un paesino sulle montagne della Toscana, Carlo e Grazia fanno tutte le notti il pane nel forno a legna per i rivenditori: è una tradizione di famiglia. A Centocelle, nella periferia romana, oltre piazza delle Camelie, alcuni giovani percorrono momenti delle loro traiettorie di vita. Sono esistenze parallele in universi lontani e differenti dell’Italia di oggi, opposti nel passaggio generazionale e forse inconciliabili.
“Da un lato, un film sulle cose primarie tramandate e su altre che non lo sono. Fare il pane come nell’antico, nella campagna: il film ne fa una cronaca con i reali protagonisti. Dall’altro, la città, i giovani e gli attori: si va verso il romanzo. Il film è un tentativo di esplorare il nostro presente e alcune delle sue contraddizioni, nella contrapposizione tra antico e nuovo, da una generazione all’altra. Ritengo artificiosa la distinzione tra documentario e fiction; nel mio essere borderline, capita che vada spesso alla ricerca dei possibili sconfinamenti. Dedico ai miei genitori (amati e traditi) e a chi è giovane (con fedeltà)". - Tonino De Bernardi –


C’è qualcosa di fondamentale nell’attesa, nel silenzio, nella ripetitività delle cose comuni. Sotto l’obiettivo di Tonino De Bernardi l’anonimato diventa universalità, e la desolazione si fa trasparenza, acquistando una profondità vertiginosa, che si estende indefinitamente al di là dell’orizzonte. La realtà si mostra per quello che è, non si atteggia e non si trucca, però si mette in posa, esibendo con orgogliosa naturalezza la sua normalità. Tutto diventa bello perché risulta vero a prescindere da ogni pretesa estetica, forte di un’impudente forma di modestia, che sfida il giudizio, ma non aspira a farsi notare. La muta tensione che imprigiona i gesti e le parole è come un impulso al cambiamento frenato dalla mancanza di un motivo per cui abbandonare lo status quo, che si tratti del rito dettato da un’antica tradizione (l’arte di fare il pane nelle campagne toscane) oppure dell’immobilità della vita di periferia (il degrado del quartiere romano di Centocelle), in cui l’impotenza e lo scetticismo fanno da gabbia alla voglia di scappare. Il senso dell’esistenza è girare intorno ai pensieri, fintanto che non si fanno ritmo e musica, e riempiono lo spazio con un’armonia che sembra fuori luogo, e invece è nata proprio lì. Così un balcone affacciato sul nulla può diventare un palco da cui cantare e suonare la chitarra, e una stanza ingombra di scaffali può fungere da teatro ad un monologo che mescola l’azione scenica, gli eventi dietro le quinte, le reazioni del pubblico, e le emozioni dell’attore. Ogni punto della superficie del mondo si presta ad essere inciso ed aperto per ricavarne una sezione anatomica della verità, con le sue stratificazioni di ricordi, progetti, desideri ed i suoi circuiti di perenne ricerca ed eterno ritorno. Ancora una volta, lo sguardo del regista entra nelle case, sale sui tetti ed esce nelle strade, perché vagare è l’unico modo di cui dispone la coscienza per esistere: la frase, concreta o astratta, deve continuare ad avanzare, per poter raggiungere il punto finale che conclude il periodo e lo promuove a racconto. Prima di allora, non c’è modo di formulare un discorso organizzato in premessa e conclusioni; tutto è aperto alla sperimentazione, e, in assenza di una visione d’insieme che decreti le priorità logiche, tutto deve essere considerato ugualmente importante.


Un evento rientrante nella rassegna "I sensi della Terra" curato a dall'associazione Ambiente H, in collaborazione con "Il Serraglio", Cineteatro Spadaro - Circuito D'Autore, Nomadica-circuito del cinema autonomo e il Cine Circolo "Pricò"





Aria di Parigi - incontro con il Cinema Francese



Il titolo della rassegna è un omaggio al film di Marcel Carné che avremmo avuto piacere a proiettare, ma del quale non siamo riusciti a trovare la pellicola o il dvd.


In occasione della rassegna, all'interno del cinema, sarà possibile visionare alcune locandine originali di film francesi proiettati nel Cineteatro Spadaro, appartenenti alla collezione dello storico cinema massafrese. Una rassegna organizzata da: Cineteatro Spadaro - Il Serraglio - Ambiente H - Alliances Francaise Taranto - Cine Circolo Pricò


posto unico 3€



Questa breve rassegna sul cinema francese ripropone cinque film e due cortometraggi realizzati nel periodo che va dalla seconda guerra mondiale alla prima metà degli anni ’60.      
Si parte con “Jules e Jim”, un film del 1962 diretto da François Truffaut.
È la storia di un triangolo amoroso che, all'epoca, suscitò un considerevole scandalo tanto che venne proibito ai minori di 18 anni. In Italia rischiò di non essere distribuito, uscì nelle sale solo grazie ai buoni uffici di Roberto Rossellini e Dino De Laurentis. Protagonista è una magnifica Jeanne Moreau, nei panni di una donna ironicamente sensuale e passionale che persegue l'amore nella sua forma più anarchica e liberatoria.
Nonostante l’epilogo tragico, “Jules e Jim”resta un capolavoro immortale come inno alla vita, all’amore, all’amicizia, alla libertà e alla donna.


Seguirà “Fuoco fatuo”, film drammatico del 1963. Cronaca angosciosa e lucida delle ultime trentasei ore di un uomo che deve morire. Deve perché l'ha deciso lui, Alain Leroy, convinto che il suicidio sia l'ultimo, e l'unico, atto che gli resti da compiere. Rigorosa parafrasi di un romanzo (1931) di P. Drieu La Rochelle, postdatato di trent'anni con qualche sfasatura, è uno dei migliori e più personali film di Malle e, in assoluto, il migliore di Ronet in un formidabile monologo.


Jean-Luc Godard (regia), François Truffaut (soggetto), Claude Chabrol (supervisore). Tre dei nomi più importanti della storia del cinema francese, riuniti in un solo film, hanno generato nel 1960 un capolavoro ineguagliato: “Fino all’ultimo respiro”, ( terzo film della rassegna), film manifesto della Nouvelle Vague, movimento cinematografico sorto in Francia alla fine degli anni ’50 con l’obiettivo di rifondare i principi dominanti del cinema di massa, che cercava un’immediatezza in grado di rompere le regole formali stabilite sino a quel momento, prendendo spunto, in parte, dal neorealismo italiano.
Un’opera destinata a segnare fortemente la storia del cinema con alcune imposizioni e volute infrazioni della grammatica filmica, che rompono volutamente la scorrevolezza del film: la macchina da presa “fluttuante”,  rapporto spesso incoerente tra storia e racconto, con lunghi dialoghi dilatati all’inverosimile e scene movimentate narrate ellitticamente, sono alcune caratteristiche del film di Godard. Numerosi inoltre i riferimenti meta-cinematografici presenti nel corso del film, a completare il sottotesto di una pellicola che esiste prima di tutto come tributo al cinema stesso e alla sua forma. L’omaggio al genere noir tipicamente statunitense permea tutta l’opera con gli ammiccamenti di Jean-Paul Belmondo ad Humprey Bogart, e il plot stesso che richiama questo genere fino al finale tipicamente negativo: ma l’omaggio è diretto anche allo stesso cinema francese e perfino alla Nouvelle Vague stessa (ad esempio “Hiroshima mon amour”, altro capolavoro di questo movimento di cui un cinema espone il manifesto).
Lontana dall’ortodossia e dalla classica impersonalità del cinema, la Nouvelle Vague introdusse la personalizzazione nel cinema: un film non era più quel mezzo di intrattenimento universale della tradizione, ma era una cosa privata, un’espressione personale del regista, i cui fotogrammi non erano altro che pagine strappate e rubate dal suo diario intimo. Non è forse quindi un caso che molti dei film della Nouvelle Vague trattino il tema della fuga dalle costrizioni, siano esse familiari o istituzionali. Anche il fare cinema in fondo era un distacco: staccarsi dall’impersonalità, dalla freddezza di un cinema ormai stantio e puntare la cinepresa sulla realtà, ma senza accontentarsi di registrare la vita così come trascorre davanti alla macchina da presa, anzi dandole una forma sempre diversa, catturando così la vera “anima delle cose".


Ambientato in una piccola località di provincia, “I diabolici”, del 1955, parte dal classico topos del triangolo amoroso (moglie, marito e amante) per sviluppare una trama dal ritmo serrato e incalzante.
Con questo film, Henri-Georges Clouzot firma un dramma psicologico teso come una corda di violino, che grazie ad un’abile costruzione narrativa, alla bravura delle due attrici e ad una regia di grande impatto, tiene lo spettatore incollato alla poltrona fino al magistrale colpo di scena conclusivo.
Basato su un romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, è uno dei primi grandi thriller della storia del cinema ad opera dell’”Hitchcock gallico”, come fu definito all’epoca. Del resto, lo stesso Hitch si studiò attentamente questo film e prese alcuni spunti nientemeno che per “Psyco” (la fuga in auto, il week-end). Negli anni è diventato un modello difficilmente superabile per l’abilità con cui riesce a calibrare sia la suspense (con una tensione portata a livelli clamorosi, anche per l’inquietante assenza di colonna sonora) sia il celeberrimo finale a sorpresa. Notevole, infine, la scritta che appare sui titoli di coda: “Non rivelate a nessuno ciò che avete appena visto”, pionieristico eppur efficace esperimento di marketing pubblicitario. Rifatto in maniera aberrante da Hollywood nel 1996, con Sharon Stone, Isabelle Adjani e Chazz Palminteri: un film che impallidisce al confronto.


Il film “Les Enfants du Paradis”, del 1945, apparve in Francia in due episodi: Il boulevard del delitto e L'uomo in bianco. Carné elaborò una sintesi di 100 minuti che è quella vista in Italia col titolo appunto, Gli amanti perduti. Siamo nella Parigi del 1840, il mimo Baptiste Debureau (Barrault), romantico e malinconico, incanta le folle del teatro dei Funambules, commuovendo i ragazzi del loggione (Les enfants du paradis). Si innamora perdutamente di Garance, donna dal fascino inarrivabile, che per lui lascia Lacenaire (Herrand), bandito dandy.  Film romantico e poetico. Il racconto di Carné ha la fluidità stessa della vita e della storia, ricrea l'epoca di Victor Hugo con i colori della passione e la spietatezza del fato. Carné ha trasportato nella storia il suo mondo di realismo poetico fatto di bistrot, alberghi a ore, teatrini, apaches, mimi. Ha messo in scena la grande letteratura francese di Hugo, Sue, Balzac. Prévert la interpreta con la sensibilità di quello che sarà tra poco l'esistenzialismo di Sartre, Juliette Greco e delle caves. Irripetibile, è un film più grande della vita, un capolavoro senza tempo, che conserva intatto il fascino della poesia eterna.


Cortometraggi : 


L'età difficile” (Les mistons, letteralmente I monelli) , del 1957 diretto da François Truffaut.
Girato a  Nîmes, è stato proiettato in pubblico per la prima volta nel 1958. L'età difficile tratta due temi carissimi al regista e che torneranno più volte nelle sue opere successive, ovvero i primi turbamenti amorosi e l'infanzia rappresentata, secondo l'opinione di Jacques Rivette "scrostata da tutti gli strati di convenzionalità che la deformano quasi sempre sullo schermo".
E’ la storia di cinque giovanissimi che trascorrono l'estate spiando una giovane coppia di innamorati: Bernadette e Gérard. È la storia dei loro primi turbamenti amorosi davanti alla bellezza solare di Bernadette dei quali si vendicano cercando di rendere la vita impossibile alla coppia. In Les mistons è già evidente un'altra caratteristica che ha accompagnato l'intera opera del regista: le citazioni di altri film, che però non sono mai un puro divertissement da cinefilo ma sono la trasposizione filmica delle simpatie e delle antipatie del Truffaut critico. Si potrebbe quasi dire che il regista francese non smette mai di essere critico cinematografico e lo fa sulla carta di giornale, continuando a scrivere di cinema, e sulla pellicola, quando sostituisce la macchina da scrivere con quella da presa.


Une histoire d'eau è un cortometraggio girato nel 1958.
È questo un film che forse è da attribuire più a Jean-Luc Godard che a François Truffaut. In effetti il cortometraggio nasce in modo abbastanza originale. Nel 1958 un'inondazione si abbatte sulla regione parigina; a Truffaut sembra un'occasione per sfruttare i luoghi inondati come scenografia per un cortometraggio e così un sabato mattina parte con l'auto prestata da Claude Chabrol e 600 metri di pellicola. In effetti le cose vanno diversamente dal previsto: l'acqua si sta ritirando e Truffaut è imbarazzato dal trovarsi lì per girare un film mentre tutti sono indaffarati a cercare di salvare il salvabile. Ma ormai sono lì, girano la pellicola e tornano a Parigi dove Truffaut comunica al produttore di aver sprecato la pellicola e che non ne farà niente. Godard esamina il materiale e chiede a Truffaut di poterlo montare a suo piacere. Il risultato è questo cortometraggio in cui Godard oltre ad aver montato le scene in un ordine diverso da quello in cui erano state girate, ha scritto il commento, ha scelto la musica, ecc.



20 marzo - Jules e Jim di Francois Truffaut, 1962, 110'
con Jeanne Moreau, Oscar Werner, Henry Serre, Marie Dubois

27 marzo - Fuoco Fatuo di Louis Malle, 1963, 110' con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Yvonne Clech, Lena Skerna

3 aprile - Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, 1960, 87'
con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet

10 aprile - I diabolici di Henri-Georges Clouzot, 1954, 114' 
con Simone Signoret, Paul Meurisse, Charles Vanel, Vera Clouzot, Michel Serrault

17 aprile - Les enfants du paradis di Marcel Carné, 1945, 95' 
Con Arletty, Pierre Brasseur, Jean-Louis Barrault, Marcel Herrand sceneggiatura: Jacques Prévert

27 aprile - cortometraggi  Les Mistons di Francois Truffaut, 1957, 17' Une historie d'eau di Francois Truffaut e Jean-Luc Godard, 1958, 11'

due interviste inedite a Francois Truffaut L'enfant sauvé (1959) - Deux entretiens avec Truffaut (1971), 44' n.b. la serata del 27 aprile è ad ingresso libero, i cortometraggi sono in lingua originale con sottotitoli in italiano

info: 099 880 12 00 (dalle 19 alle 23) - 338 25 28 601