Il titolo della rassegna è un omaggio al film di Marcel Carné che avremmo avuto piacere a proiettare, ma del quale non siamo riusciti a trovare la pellicola o il dvd.
In occasione della rassegna, all'interno del cinema, sarà possibile visionare alcune locandine originali di film francesi proiettati nel Cineteatro Spadaro, appartenenti alla collezione dello storico cinema massafrese. Una rassegna organizzata da: Cineteatro Spadaro - Il Serraglio - Ambiente H - Alliances Francaise Taranto - Cine Circolo Pricò
posto unico 3€
Questa breve rassegna sul cinema francese ripropone cinque film e due cortometraggi realizzati nel periodo che va dalla seconda guerra mondiale alla prima metà degli anni ’60.
Si parte con “Jules e Jim”, un film del 1962 diretto da François Truffaut.
È la storia di un triangolo amoroso che, all'epoca, suscitò un considerevole scandalo tanto che venne proibito ai minori di 18 anni. In Italia rischiò di non essere distribuito, uscì nelle sale solo grazie ai buoni uffici di Roberto Rossellini e Dino De Laurentis. Protagonista è una magnifica Jeanne Moreau, nei panni di una donna ironicamente sensuale e passionale che persegue l'amore nella sua forma più anarchica e liberatoria.
Nonostante l’epilogo tragico, “Jules e Jim”resta un capolavoro immortale come inno alla vita, all’amore, all’amicizia, alla libertà e alla donna.
Seguirà “Fuoco fatuo”, film drammatico del 1963. Cronaca angosciosa e lucida delle ultime trentasei ore di un uomo che deve morire. Deve perché l'ha deciso lui, Alain Leroy, convinto che il suicidio sia l'ultimo, e l'unico, atto che gli resti da compiere. Rigorosa parafrasi di un romanzo (1931) di P. Drieu La Rochelle, postdatato di trent'anni con qualche sfasatura, è uno dei migliori e più personali film di Malle e, in assoluto, il migliore di Ronet in un formidabile monologo.
Jean-Luc Godard (regia), François Truffaut (soggetto), Claude Chabrol (supervisore). Tre dei nomi più importanti della storia del cinema francese, riuniti in un solo film, hanno generato nel 1960 un capolavoro ineguagliato: “Fino all’ultimo respiro”, ( terzo film della rassegna), film manifesto della Nouvelle Vague, movimento cinematografico sorto in Francia alla fine degli anni ’50 con l’obiettivo di rifondare i principi dominanti del cinema di massa, che cercava un’immediatezza in grado di rompere le regole formali stabilite sino a quel momento, prendendo spunto, in parte, dal neorealismo italiano.
Un’opera destinata a segnare fortemente la storia del cinema con alcune imposizioni e volute infrazioni della grammatica filmica, che rompono volutamente la scorrevolezza del film: la macchina da presa “fluttuante”, rapporto spesso incoerente tra storia e racconto, con lunghi dialoghi dilatati all’inverosimile e scene movimentate narrate ellitticamente, sono alcune caratteristiche del film di Godard. Numerosi inoltre i riferimenti meta-cinematografici presenti nel corso del film, a completare il sottotesto di una pellicola che esiste prima di tutto come tributo al cinema stesso e alla sua forma. L’omaggio al genere noir tipicamente statunitense permea tutta l’opera con gli ammiccamenti di Jean-Paul Belmondo ad Humprey Bogart, e il plot stesso che richiama questo genere fino al finale tipicamente negativo: ma l’omaggio è diretto anche allo stesso cinema francese e perfino alla Nouvelle Vague stessa (ad esempio “Hiroshima mon amour”, altro capolavoro di questo movimento di cui un cinema espone il manifesto).
Lontana dall’ortodossia e dalla classica impersonalità del cinema, la Nouvelle Vague introdusse la personalizzazione nel cinema: un film non era più quel mezzo di intrattenimento universale della tradizione, ma era una cosa privata, un’espressione personale del regista, i cui fotogrammi non erano altro che pagine strappate e rubate dal suo diario intimo. Non è forse quindi un caso che molti dei film della Nouvelle Vague trattino il tema della fuga dalle costrizioni, siano esse familiari o istituzionali. Anche il fare cinema in fondo era un distacco: staccarsi dall’impersonalità, dalla freddezza di un cinema ormai stantio e puntare la cinepresa sulla realtà, ma senza accontentarsi di registrare la vita così come trascorre davanti alla macchina da presa, anzi dandole una forma sempre diversa, catturando così la vera “anima delle cose".
Ambientato in una piccola località di provincia, “I diabolici”, del 1955, parte dal classico topos del triangolo amoroso (moglie, marito e amante) per sviluppare una trama dal ritmo serrato e incalzante.
Con questo film, Henri-Georges Clouzot firma un dramma psicologico teso come una corda di violino, che grazie ad un’abile costruzione narrativa, alla bravura delle due attrici e ad una regia di grande impatto, tiene lo spettatore incollato alla poltrona fino al magistrale colpo di scena conclusivo.
Basato su un romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, è uno dei primi grandi thriller della storia del cinema ad opera dell’”Hitchcock gallico”, come fu definito all’epoca. Del resto, lo stesso Hitch si studiò attentamente questo film e prese alcuni spunti nientemeno che per “Psyco” (la fuga in auto, il week-end). Negli anni è diventato un modello difficilmente superabile per l’abilità con cui riesce a calibrare sia la suspense (con una tensione portata a livelli clamorosi, anche per l’inquietante assenza di colonna sonora) sia il celeberrimo finale a sorpresa. Notevole, infine, la scritta che appare sui titoli di coda: “Non rivelate a nessuno ciò che avete appena visto”, pionieristico eppur efficace esperimento di marketing pubblicitario. Rifatto in maniera aberrante da Hollywood nel 1996, con Sharon Stone, Isabelle Adjani e Chazz Palminteri: un film che impallidisce al confronto.
Il film “Les Enfants du Paradis”, del 1945, apparve in Francia in due episodi: Il boulevard del delitto e L'uomo in bianco. Carné elaborò una sintesi di 100 minuti che è quella vista in Italia col titolo appunto, Gli amanti perduti. Siamo nella Parigi del 1840, il mimo Baptiste Debureau (Barrault), romantico e malinconico, incanta le folle del teatro dei Funambules, commuovendo i ragazzi del loggione (Les enfants du paradis). Si innamora perdutamente di Garance, donna dal fascino inarrivabile, che per lui lascia Lacenaire (Herrand), bandito dandy. Film romantico e poetico. Il racconto di Carné ha la fluidità stessa della vita e della storia, ricrea l'epoca di Victor Hugo con i colori della passione e la spietatezza del fato. Carné ha trasportato nella storia il suo mondo di realismo poetico fatto di bistrot, alberghi a ore, teatrini, apaches, mimi. Ha messo in scena la grande letteratura francese di Hugo, Sue, Balzac. Prévert la interpreta con la sensibilità di quello che sarà tra poco l'esistenzialismo di Sartre, Juliette Greco e delle caves. Irripetibile, è un film più grande della vita, un capolavoro senza tempo, che conserva intatto il fascino della poesia eterna.
Cortometraggi :
“L'età difficile” (Les mistons, letteralmente I monelli) , del 1957 diretto da François Truffaut.
Girato a Nîmes, è stato proiettato in pubblico per la prima volta nel 1958. L'età difficile tratta due temi carissimi al regista e che torneranno più volte nelle sue opere successive, ovvero i primi turbamenti amorosi e l'infanzia rappresentata, secondo l'opinione di Jacques Rivette "scrostata da tutti gli strati di convenzionalità che la deformano quasi sempre sullo schermo".
E’ la storia di cinque giovanissimi che trascorrono l'estate spiando una giovane coppia di innamorati: Bernadette e Gérard. È la storia dei loro primi turbamenti amorosi davanti alla bellezza solare di Bernadette dei quali si vendicano cercando di rendere la vita impossibile alla coppia. In Les mistons è già evidente un'altra caratteristica che ha accompagnato l'intera opera del regista: le citazioni di altri film, che però non sono mai un puro divertissement da cinefilo ma sono la trasposizione filmica delle simpatie e delle antipatie del Truffaut critico. Si potrebbe quasi dire che il regista francese non smette mai di essere critico cinematografico e lo fa sulla carta di giornale, continuando a scrivere di cinema, e sulla pellicola, quando sostituisce la macchina da scrivere con quella da presa.
Une histoire d'eau è un cortometraggio girato nel 1958.
È questo un film che forse è da attribuire più a Jean-Luc Godard che a François Truffaut. In effetti il cortometraggio nasce in modo abbastanza originale. Nel 1958 un'inondazione si abbatte sulla regione parigina; a Truffaut sembra un'occasione per sfruttare i luoghi inondati come scenografia per un cortometraggio e così un sabato mattina parte con l'auto prestata da Claude Chabrol e 600 metri di pellicola. In effetti le cose vanno diversamente dal previsto: l'acqua si sta ritirando e Truffaut è imbarazzato dal trovarsi lì per girare un film mentre tutti sono indaffarati a cercare di salvare il salvabile. Ma ormai sono lì, girano la pellicola e tornano a Parigi dove Truffaut comunica al produttore di aver sprecato la pellicola e che non ne farà niente. Godard esamina il materiale e chiede a Truffaut di poterlo montare a suo piacere. Il risultato è questo cortometraggio in cui Godard oltre ad aver montato le scene in un ordine diverso da quello in cui erano state girate, ha scritto il commento, ha scelto la musica, ecc.
20 marzo - Jules e Jim di Francois Truffaut, 1962, 110'
con Jeanne Moreau, Oscar Werner, Henry Serre, Marie Dubois
27 marzo - Fuoco Fatuo di Louis Malle, 1963, 110' con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Yvonne Clech, Lena Skerna
3 aprile - Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, 1960, 87'
con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet
10 aprile - I diabolici di Henri-Georges Clouzot, 1954, 114'
con Simone Signoret, Paul Meurisse, Charles Vanel, Vera Clouzot, Michel Serrault
17 aprile - Les enfants du paradis di Marcel Carné, 1945, 95'
Con Arletty, Pierre Brasseur, Jean-Louis Barrault, Marcel Herrand sceneggiatura: Jacques Prévert
27 aprile - cortometraggi Les Mistons di Francois Truffaut, 1957, 17' Une historie d'eau di Francois Truffaut e Jean-Luc Godard, 1958, 11'
due interviste inedite a Francois Truffaut L'enfant sauvé (1959) - Deux entretiens avec Truffaut (1971), 44' n.b. la serata del 27 aprile è ad ingresso libero, i cortometraggi sono in lingua originale con sottotitoli in italiano
info: 099 880 12 00 (dalle 19 alle 23) - 338 25 28 601