martedì 13 marzo 2012

Pane / Piazza delle Camelie - incontro con il regista Tonino De Bernardi

Pane \ Piazza delle Camelie (2008)

A Gorgiti, un paesino sulle montagne della Toscana, Carlo e Grazia fanno tutte le notti il pane nel forno a legna per i rivenditori: è una tradizione di famiglia. A Centocelle, nella periferia romana, oltre piazza delle Camelie, alcuni giovani percorrono momenti delle loro traiettorie di vita. Sono esistenze parallele in universi lontani e differenti dell’Italia di oggi, opposti nel passaggio generazionale e forse inconciliabili.
“Da un lato, un film sulle cose primarie tramandate e su altre che non lo sono. Fare il pane come nell’antico, nella campagna: il film ne fa una cronaca con i reali protagonisti. Dall’altro, la città, i giovani e gli attori: si va verso il romanzo. Il film è un tentativo di esplorare il nostro presente e alcune delle sue contraddizioni, nella contrapposizione tra antico e nuovo, da una generazione all’altra. Ritengo artificiosa la distinzione tra documentario e fiction; nel mio essere borderline, capita che vada spesso alla ricerca dei possibili sconfinamenti. Dedico ai miei genitori (amati e traditi) e a chi è giovane (con fedeltà)". - Tonino De Bernardi –


C’è qualcosa di fondamentale nell’attesa, nel silenzio, nella ripetitività delle cose comuni. Sotto l’obiettivo di Tonino De Bernardi l’anonimato diventa universalità, e la desolazione si fa trasparenza, acquistando una profondità vertiginosa, che si estende indefinitamente al di là dell’orizzonte. La realtà si mostra per quello che è, non si atteggia e non si trucca, però si mette in posa, esibendo con orgogliosa naturalezza la sua normalità. Tutto diventa bello perché risulta vero a prescindere da ogni pretesa estetica, forte di un’impudente forma di modestia, che sfida il giudizio, ma non aspira a farsi notare. La muta tensione che imprigiona i gesti e le parole è come un impulso al cambiamento frenato dalla mancanza di un motivo per cui abbandonare lo status quo, che si tratti del rito dettato da un’antica tradizione (l’arte di fare il pane nelle campagne toscane) oppure dell’immobilità della vita di periferia (il degrado del quartiere romano di Centocelle), in cui l’impotenza e lo scetticismo fanno da gabbia alla voglia di scappare. Il senso dell’esistenza è girare intorno ai pensieri, fintanto che non si fanno ritmo e musica, e riempiono lo spazio con un’armonia che sembra fuori luogo, e invece è nata proprio lì. Così un balcone affacciato sul nulla può diventare un palco da cui cantare e suonare la chitarra, e una stanza ingombra di scaffali può fungere da teatro ad un monologo che mescola l’azione scenica, gli eventi dietro le quinte, le reazioni del pubblico, e le emozioni dell’attore. Ogni punto della superficie del mondo si presta ad essere inciso ed aperto per ricavarne una sezione anatomica della verità, con le sue stratificazioni di ricordi, progetti, desideri ed i suoi circuiti di perenne ricerca ed eterno ritorno. Ancora una volta, lo sguardo del regista entra nelle case, sale sui tetti ed esce nelle strade, perché vagare è l’unico modo di cui dispone la coscienza per esistere: la frase, concreta o astratta, deve continuare ad avanzare, per poter raggiungere il punto finale che conclude il periodo e lo promuove a racconto. Prima di allora, non c’è modo di formulare un discorso organizzato in premessa e conclusioni; tutto è aperto alla sperimentazione, e, in assenza di una visione d’insieme che decreti le priorità logiche, tutto deve essere considerato ugualmente importante.


Un evento rientrante nella rassegna "I sensi della Terra" curato a dall'associazione Ambiente H, in collaborazione con "Il Serraglio", Cineteatro Spadaro - Circuito D'Autore, Nomadica-circuito del cinema autonomo e il Cine Circolo "Pricò"





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